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Gisella B.

Carissimo Pierpaoli, apprezzo moltissimo l’impostazione dei suoi ragionamenti e speriamo che, fra tutti, riusciamo a far cambiare il passo in difesa della MUSICA, compreso i musicisti e tutti gli addetti, s’intende, ma innanzitutto far comprendere che la musica occorre ascoltarla, praticarla ed amarla, a beneficio di tutti e chiunque.    

Rosangela P. R.

Carissimo Sig. Pierpaoli, grazie di aver condiviso con me le vostre riflessioni che hanno trovato forma in questo manifesto. Ho presso il tempo di leggerlo con cura e ho trovato una grande sintonia in quello che il Papa Francesco ha in cuore in temine di EDUCAZIONE e della necessità di pensare nuove modello educativo basato in un patto globale. Vi consiglio uno sguardo a questo sito caso non conoscete: https://www.educationglobalcompact.org/ Penso che va in grande sintonia ad una vissione ampia della cultura. In bocca a lupo per questo percorso che facciamo tutti insieme lì dove siamo. Distinti Saluti Rosangela P. R. Fisioterapista    

Roberto Accornero

Ho letto. Straordinariamente necessarie tutte le istanze e l’analisi esposte con grande lucidità e sintesi. Il paradosso della difesa della produzione indipendente culturale è che il più delle volte non ha la forza rappresentativa per essere ascoltata dal legislatore. Credo tu sia in contatto, altrimenti arruola Marco Gobetti. Il suo “Teatro Stabile di Strada” è paradigmatico ed è una realizzazione plastica del progetto che proponete. Intanto grazie

Federica Sesia

La pandemia come tutti gli eventi traumatici della storia ci lascerà in eredità nell’immediato due sensazioni: l’intuizione di un futuro diverso e il timore di non esserne pronti. La malattia ha costretto ad accelerare un processo, già in atto, che cambia il nostro modo di lavorare, studiare, socializzare, fruire dei servizi pubblici e privati. La tecnologia a disposizione è venuta in soccorso ed è entrata con forza nelle nostre case e nel nostro quotidiano, ci ha fatto comprendere le straordinarie potenzialità che ci offre ma anche le diseguaglianze profonde che può creare. La tecnologia in realtà al momento non è facilmente accessibile per tutti. I dispositivi digitali bisogna averli, possedere delle reti efficienti, e saperli soprattutto utilizzare. Gli insegnanti se ne sono accorti subito, le disparità economiche, familiari, di apprendimento, tra gli studenti si sono palesate di più. Non tutti possiedono dei computer, non tutti hanno accanto familiari che sono in grado di seguire e aiutare, non tutti possono studiare solo con i dispositivi in quanto hanno delle difficoltà e hanno bisogno della presenza fisica dei compagni e dei docenti. La tecnologia evidenzia anche divari per età e formazione; le persone anziane, che presentano una minor abitudine ai dispositivi digitali rischiano di avere delle difficoltà nell’accessibilità ai servizi, gli adulti vedono cambiare in modo veloce e forse irreversibile il proprio lavoro e necessitano di aggiornamento per non restare indietro e uscire dal mercato del lavoro. La nuova era digitale può creare quindi nuove e profonde disuguaglianze sociali tra chi può accedervi e fruire delle sue possibilità e chi no, tra coloro che sanno come utilizzare la tecnologia a disposizione e chi no. Questa è una situazione tipica di tutte le svolte epocali nel momento in cui si affermano nuovi modelli e sistemi produttivi. Per evitare che il divario sia troppo ed insostenibile la ricetta credo sia sempre la stessa investire nella formazione, nella cultura e nella capacità di visione ad ogni livello ed età per non rimane indietro.